martedì 15 luglio 2025

SalinaDocFest 2025 - La visione di Giovanna Taviani

 C'è qualcosa di magico nell'inizio del SalinaDocFest. Sarà forse la luce di luglio che accarezza le coste vulcaniche dell'isola, o il silenzio rarefatto che avvolge lo spettatore incantato un attimo prima che la scintilla del cinema prenda vita. O ancora, si tratta forse di quella sensazione - così rara ai giorni nostri - di essere parte di una comunità che ha scelto il documentario come forma di verità e atto di resistenza...

Tante suggestioni, tante sfumature di verità cangianti. Sicuramente quest'anno il festival si apre con un'energia rinnovata: si respira un'aria internazionale, un'aria che dialoga tra parole, cinema e identità. E si inizia stasera, martedì 15 luglio alle ore 21 - in piazzetta Troisi di Pollara, a Malfa - con la premiazione del regista Oliver Stone, autore sanguigno e senza compromessi, sull'isola non solamente per ricevere un premio alla carriera, ma anche per confrontarsi, raccontarsi e - perché no, anche stupirsi della bellezza della vita.


 

Ma il cuore pulsante di questo festival dedicato al documentario narrativo resta Giovanna Taviani. Abbiamo fatto una chiacchierata al telefono, ed è difficile spiegare a parole la profondità con cui parla del suo festival. Per lei il documentario rappresenta un'urgenza narrativa, una presa di posizione. Quando spiega il "Manifesto per l'Educazione Audiovisiva", capisci che dietro ogni scelta di programmazione c'è una chiara visione etica, civile, culturale. E' figlia d'arte, certo - però è anche una intellettuale che ha costruito pezzo dopo pezzo un suo linguaggio personale, che parte dal territorio per arrivare al mondo. Da un nome sussurrato al coro delle moltitudini

"Chi sa leggere le immagini, sa resistere". Insieme al tema"Nuove Parole, Nuove immagini",  il SalinaDocFest invita noi tutti a riscoprire la forza primigenia del linguaggio, minacciato dall'invadenza dell'intelligenza artificiale e dalla mancanza di curiosità dell'essere umano.

Il cinema ha il dovere morale di promuovere un'alfabetizzazione delle immagini e delle emozioni, non deve limitarsi a raccontare la realtà: deve farsi strumento di trasformazione e conoscenza.

Tra emozioni e visioni collettive, il sole delle Eolie promette di far vibrare cuori e menti grazie a Giovanna Taviani, visionaria della narrazione contemporanea e custode della realtà fatta attraverso le immagini.

E voglio concludere così, con una citazione del filosofo tedesco Walter Benjamin - tra i preferiti della Taviani: "La memoria non serve a conservare il passato, ma a redimere il futuro".

 


 Il SalinaDocFest è nato con una vocazione ben precisa, come documentario narrativo, come strumento di indagine e racconto del reale. A 19 anni dalla sua nascita, cosa significa oggi dirigere un festival che si misura con la realtà di un'epoca di narrazioni sempre più virtuali e frammentate?

  È una bellissima domanda. Non a caso quest'anno abbiamo posto come tema quasi una provocazione,  una sfida, un'iperbole, un paradosso: "Nuove parole, Nuove immagini".

E partirei proprio da questa domanda che lei mi pone: come è possibile oggi, nell'epoca della digitalizzazione, dell'intelligenza artificiale - che addirittura ricrea la realtà - parlare di documentario, il genere che, per antonomasia, racconta la realtà? Come è possibile? Quali realtà poi?  Ecco, la risposta gliela darò alla fine di questo festival. Possiamo però affermare che, rispetto al cinema di finzione, il documentarista è un po' l'eroe di questo tempo, nel senso che essendo l'unico che materialmente va nei posti, fa domande, ascolta i testimoni...è colui che preserva quello che sta veramente diventando un retaggio del secolo scorso, ossia l'esperienza vissuta. Senza esperienza vissuta non può esserci compartecipazione e commozione, i grandi presupposti del documentario di verità.

E vorrei appunto tornare al tema del festival: "Nuove Parole, Nuove Immagini". Siamo sommersi da immagini e parole, eppure ne ignoriamo il significato, non ne conosciamo la grammatica. Il "Logos" appare depauperato di tutta la sua potenza espressiva. Le chiedo: che insegnamento possiamo dare alle nuove generazioni?

 Condivido ciò che dice; rappresenta proprio il tema della nostra riflessione. La risposta è: tornare al significato originario e originale della parola. Attualmente sto lavorando sull'Odissea in un carcere di massima sicurezza di San Gimignano. E lì - con i detenuti - stiamo realmente ritrovando le parole che in qualche modo sono state svuotate completamente di significato. L'Odissea è piena di termini archetipici, pensi a "patria", "casa", "cittadinanza", "straniero", "fratellanza". Pensiamo al termine "straniero". Un tempo era ritenuto sacro. Oggi invece è discriminato e perseguitato. Sappiamo bene che la civiltà è nata grazie allo spostamento e incontro tra popoli; anche noi siamo stati emigranti... A mio avviso occorre ritornare al Mito; occorre ritornare alle origini profonde delle parole. Altro aspetto da considerare: lavorare nelle scuole sul concetto di Memoria e studiare il linguaggio delle immagini. Conoscere le regole che presiedono ai meccanismi del linguaggio visivo è importante tanto quanto la grammatica che impariamo a scuola

Ci troviamo in un contesto globale funestato da guerre, crisi sociali, ambientali e migratorie. Quale ruolo deve avere il cinema del reale?

Come le dicevo prima, occorre preservare l'esperienza vissuta. E questo cinema che racconta la realtà - ossia il Neorealismo - continua a influenzare il lavoro anche di noi documentaristi.

Pensi a Cesare Zavattini, figura chiave del Neorealismo: ha portato il cinema a riflettere la realtà quotidiana. Il cinema del reale è nato sui tram. "Io salgo sul tram e vado a pedinare i miei personaggi" - diceva lo stesso Zavattini. Ecco il cinema del reale: raccontare la vita vera pedinando, andando nei luoghi, scrutando la gente...

Parliamo di Memoria. La Memoria come strumento di consapevolezza per l'azione. Mi viene in mente una frase del filosofo polacco Bauman che dice:"Il futuro si costruisce con i materiali della Memoria". Cosa ne pensa?

 Condivido la citazione di Bauman; anzi, a questo proposito vorrei aggiungere anche quella del mio critico letterario preferito, Walter Benjamin:"L'origine è nell'avvenire e l'avvenire è nell'origine". La storia siamo noi, le cose sono in un costante divenire, non c'è un prima e non c'è un dopo. E ancora, un'immagine bellissima che riassume questo concetto è quella di un acquerello di Paul Klee, dal titolo "Angelus Novus" - che Benjamin interpreta magistralmente nel suo saggio "Tesi sulla filosofia della storia": un angelo ha gli occhi fissi sul passato pieno di rovine, detriti e macerie; improvvisamente arriva un vento gelido che spira alle sue spalle e lo trascina irresistibilmente verso il futuro. E' questo il senso della temporalità, della nostra capacità di comprendere e dare significato al passare del tempo.


 (Angelus Novus - Paul Klee 1920)

 

Salina - piccola e magica isola del Mediterraneo - diventa per qualche giorno centro di dialogo tra culture, persone, comunità. Salina, non solo geograficamente, ma financo simbolicamente è luogo di Memoria. Cosa rappresenta per lei questo posto?

In primis Salina è il luogo dell'Anima. Papa' e Paolo avevano comprato una casa a Salina. I miei fratelli e io siamo cresciuti su questa magnifica isola. Noi non siamo forestieri, non siamo stranieri e neppure turisti: siamo orgogliosamente isolani. Poi, ovviamente, è diventato anche il luogo della memoria. Da documentarista - con "Fughe e approdi" del 2011 - ho raccontato le Eolie tra memorie e realtà, ripercorrendo tutti i set dei film girati in quelle isole, location molto amate dai registi: da Rossellini ai Taviani con "Kaos", da Wieterle a Massimo Troisi e Michael Radford con "Il Postino", la storia d'amore tra le Eolie e il cinema dura da molti decenni.

Come si costruisce oggi il pubblico di un festival di cinema documentario? E che tipo di comunità si è creata attorno al SalinaDocFest?

Esiste un fortissimo  legame con il territorio: sono cresciuta con gli albergatori, i sindaci, la gente del posto. A poco a poco abbiamo creato un pubblico fidelizzato, che abbiamo incrementato nel corso degli anni. Tutti collaborano, tutti ci aspettano: le aziende vinicole, gli albergatori, i ristoratori e le amministrazioni comunali. Siamo una comunità affiatata e - grazie ai nostri ospiti internazionali - portiamo la bellezza di Salina nel mondo.


 SALINADOCFEST -Festival del documentario narrativo

XIX Edizione dal 15 al 20 luglio 2025 a Salina, Isole Eolie

https://salinadocfest.it

 

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