Ho pensato subito all'espressione "Esprit de vérité" nel momento in cui ho ascoltato "DANSONS", il nuovo singolo di Céline Dion. ESPRIT DE VERITE', ossia la tensione verso cio' che è autentico e vero, una sorta di guida divina verso la verità. Nel suo ritorno sulle scene c'è qualcosa che sfugge alle logiche del music business. No, non si tratta di nostaglia canaglia. No, non si tratta nemmeno di semplice celebrazione di una carriera a dir poco leviatanica. E' semplicemente un raro caso di "esprit de vérité". Dion ha costruito una carriera su una trasparenza quasi ostinata: la sua voce da usignolo prima di tutto, il raccontarsi senza filtri, anche quando significava esporsi sulle difficoltà di concepimento e sulla malattia che l'ha colpita anni fa. Niente eccessi, nessuna opacità. La verità - anche scomoda - nuda e cruda. E questo me l'ha resa ancora più umana, più vicina alle donne di tutto il mondo. (Tenendo sempre conto dei privilegi di cui gode, sia ben chiaro, non sto facendo un processo di beatificazione)
DANSONS appare quindi come un gesto controcorrente in una industria sempre più orientata all'immagine patinata e al glam portato all'eccesso: un gesto non levigato ma profondamente intriso di umanità. Ho usato il termine "gesto" non a caso: la forza del pezzo sta tutta lì, nel movimento della danza. Danzare come atto di resistenza incarnato. E' qualcosa di estremamente fisico e potente, non trovate? DANSONS segna anche un altro ritorno: quello alla lingua francese (che ha caratterizzato gli inizi della sua carriera) Cosa significa questo? Beh, certamente la volontà di riconnettersi alla sua identità e riaffermare con forza la sua origine artistica. La dimensione è emotiva e personale: le rossignol du Québec ha scelto l'idioma che "sente dentro", che la riporta alle radici. E' un atto potentissimo a livello intimo e soprattutto artistico. Se poi aggiungiamo che il brano in questione segna una reunion di grande prestigio con Jean-Jacques Goldman, a dieci dalla loro ultima collaborazione per "Encore une soir" (2016), possiamo ben immaginare la portata e la profondità emotiva di questa rentrée.
DANSONS è quindi un atto di resistenza. Non è un invito alla leggerezza. ""Balliamo sopra gli abissi" - suggerisce il testo - e non c'è nessuna promessa di salvezza, nessuna mano tesa, nessun gancio in mezzo al cielo. Céline Dion questa immagine la fa completamente sua. Dopo la perdita del grande amore René Angelil e con il corpo attraversato dalla malattia, la sua voce sembra avvicinarsi a quella di Orfeo: rimane accanto a cio' che non si puo' riparare, dà forma a cio' che non puo' essere restituito. Da appassionata di mitologia, mi piace innestare Orfeo come eco archetipica: la voce che scende negli inferi e canta dentro la perdita, commuovendo Ade e Persefone con la sua lira. Ma quanto è straordinaria l'arte! Il suo canto placa le forze oscure, cerca di andare oltre la morte con il suo potere creativo. E a proposito di potere creativo, Dion si prepara a uno degli eventi più attesi del 2026: una residency di ben 5 settimane presso Paris la Défense Arena, con 16 concerti in programma tra settembre e ottobre. La sua presenza sul palco lascerà spazio - come sempre - alla sua voce. La voce che definisce lo spazio con rigore e disciplina. Ammiro la sua fedeltà alla sottrazione (in un biz che premia l'accumulo): togliere, semplificare, ritornare all'essenziale. Ed è proprio qui che risiede l'autenticità dell'artista: mostrarsi senza infingimenti, con il solo canto che si fa carico della narrazione.
Photo credit: Robin Galiegue
Outfits: Celine
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